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LE DONNE FANNO LA LIBERAZIONE

DERGANO: 25 aprile 2026

ANPI SEZIONE “MARTIRI DI DERGANO”

In questo 25 aprile 2026, nel pieno significato della Festa della Liberazione, e nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne e della nascita della Repubblica, l’ANPI Martiri di Dergano rinnova il proprio impegno di memoria e di lotta.

Lo facciamo partendo da una verità storica troppo spesso marginalizzata: senza le donne, la Liberazione non ci sarebbe stata.

Donne combattenti, staffette, organizzatrici, lavoratrici, madri, ribelli.

Donne che hanno attraversato la guerra e il fascismo rischiando tutto, costruendo reti clandestine, portando armi, informazioni, cura e resistenza.

Donne che non solo hanno contribuito alla vittoria contro il nazifascismo, ma hanno aperto la strada alla democrazia, fino all’Assemblea Costituente.

Oggi, nelle strade di Dergano, restituiamo voce a queste storie. Non come celebrazione vuota, ma come atto politico. Perché la memoria non è mai neutra: o serve a trasformare il presente, oppure viene svuotata.

Abbiamo ascoltato le parole delle staffette partigiane, il loro coraggio quotidiano. Ricorderemo tra poco che la conquista del voto non fu un regalo, ma il risultato di una lotta. E continuiamo questo percorso tenendo insieme passato e presente.

Perché la Resistenza non è finita.

Oggi ci sono donne che resistono in ogni parte del mondo.

Donne palestinesi che vivono sotto occupazione, che resistono ogni giorno alla violenza, alla perdita, alla distruzione sistematica della propria terra e della propria esistenza.

Donne curde che hanno costruito esperienze politiche radicali, fondate su autodeterminazione, democrazia dal basso e liberazione di genere, mettendo in discussione assetti di potere patriarcali e autoritari.

Donne iraniane che, con il grido “Donna, vita, libertà”, hanno sfidato la repressione rivendicando diritti fondamentali, a partire dal proprio corpo e dalla propria libertà di scelta, e che ancora oggi pagano un prezzo altissimo sotto le bombe di una diversa occupazione.

Donne libanesi, anch’esse vittime di una guerra che colpisce in modo brutale la popolazione civile, dove la distruzione sistematica delle case, delle infrastrutture e della vita quotidiana si abbatte con particolare violenza, che continuano a resistere nonostante tutto.

E dobbiamo dirlo con forza: anche in molte aree dell’Africa — dal Sudan alla Repubblica Democratica del Congo, dal Sahel alla Nigeria — le donne subiscono violenze sistematiche, stupri usati come arma di guerra, sfruttamento economico e neocolonialismo. Eppure sono anche protagoniste di resistenza, organizzazione, lotta per la terra, per i diritti, per la dignità.

Queste non sono tragedie lontane. Sono il prodotto di un ordine globale ingiusto, fatto di guerre, sfruttamento delle risorse, colonialismo vecchio e nuovo, patriarcato e capitalismo che si rafforzano a vicenda.

E allora dobbiamo essere chiare/i:

Non accettiamo che la parola “libertà” venga usata per giustificare guerre.

Non accettiamo che i diritti vengano evocati mentre si negano a interi popoli.

Non accettiamo doppi standard, né silenzi complici.

Noi stiamo dalla parte dell’autodeterminazione dei popoli. Sempre.

Stiamo dalla parte di chi resiste, non di chi opprime.

E questo sguardo dobbiamo portarlo anche qui, oggi, in Italia.

Perché anche qui la liberazione è incompiuta.

Le donne continuano a subire violenza, troppo spesso dentro le case.

Persistono disuguaglianze salariali, precarietà, invisibilità del lavoro di cura.

Il patriarcato continua a strutturare la nostra società.

E allora la lotta femminista non è un tema tra gli altri: è una lotta centrale, che riguarda la democrazia stessa.

Essere antifascisti oggi significa anche essere femministi.

Significa opporsi a ogni forma di dominio: economico, sociale, culturale.

Significa lottare per una società più giusta, eguale, solidale.

L’eredità della Resistenza è questa: non una memoria rituale, ma una pratica viva.

Una scelta quotidiana di campo.

Oggi la Resistenza è scegliere da che parte stare.

È rifiutare la neutralità.

È opporsi alle guerre, alle disuguaglianze, al razzismo, al patriarcato.

È difendere e allargare i diritti, ogni giorno.

Abbiamo ricordato i partigiani e le partigiane del nostro quartiere, che hanno dato la vita per la libertà. Ma quella storia non è chiusa: ci riguarda, ci chiama, ci responsabilizza.

E allora, se oggi scegliamo da che parte stare, dobbiamo anche riconoscere da dove veniamo.

Le donne hanno fatto la Liberazione.

Le donne hanno custodito la memoria.

Le donne continuano a fare la Resistenza.

Riconoscerlo non è simbolico.

È una scelta politica.

E sta a tutte e tutti noi continuare questo cammino

Autrici:

  • Debora Migliavacca Bossi
  • Elena Castellani
  • Marzia Ganassali
  • Michele Stimola

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