Il settore nord-occidentale di Milano, che comprende i quartieri di Dergano e Bovisa, rappresenta
oggi uno dei contesti piĂą significativi per osservare le dinamiche contemporanee di trasformazione
urbana. Si tratta di un territorio caratterizzato da una stratificazione complessa: nuclei storici
consolidati, ampie aree ex industriali, insediamenti piĂą recenti e una rete differenziata di servizi e
funzioni urbane. All’interno del Municipio 9, questo ambito ha conosciuto negli ultimi decenni una
crescita demografica rilevante, accompagnata da una forte diversificazione sociale, con una
presenza di residenti di origine straniera tra le piĂą elevate della cittĂ e una componente giovanile
particolarmente significativa.
I dati disponibili, basati sui perimetri amministrativi dei NIL (Nuclei di IdentitĂ Locale), restituiscono
solo parzialmente il carattere di questo spaccato urbano. Sono le pratiche quotidiane degli abitanti,
che lo attraversano e lo utilizzano ad aggiungere ulteriore interesse e complessitĂ . Per questo
motivo, una lettura significativa richiede uno sguardo che tenga insieme azioni istituzionali dall’alto
e quelle agite dagli abitanti.
Le grandi trasformazioni urbane in corso
Nell’area di Dergano e Bovisa sono in corso significative trasformazioni urbane per scala e
funzioni, che contribuiranno a ridefinire in modo rilevante il ruolo e il volto dei quartieri nel sistema
metropolitano milanese.
Un primo elemento è, ad esempio, la nota area di Bovisa Goccia, una vasta area ex industriale di
circa 32 ettari, attualmente oggetto di un processo di bonifica e di rigenerazione ambientale. Il
progetto, atteso e conteso per decenni, prevede la realizzazione di un nuovo campus universitario
e l’integrazione di superfici verdi (il bosco della Goccia), configurandosi come una delle principali
operazioni di trasformazione urbana in corso in cittĂ . Le attivitĂ di risanamento dei suoli risultano
ancora in corso su diverse porzioni dell’area, adottando un approccio graduale alla bonifica,
soprattutto nelle zone a verde, aprendo al dialogo con parte del contesto locale. Al contempo, la
riqualificazione dei Gasometri, simbolo collettivo locale, si definisce ospitando spazi per lo sport (a
gestione privata) e attività d’impresa, orientandosi verso uno spazio dalla natura più innovativa ma
privatizzata.
In stretta relazione, il Nodo Bovisa rappresentava un ulteriore tassello strategico. Il progetto,
sviluppato nell’ambito del programma “Reinventing Cities”, mirava a ricucire la frattura
infrastrutturale generata dalla ferrovia, introducendo nuove connessioni, spazi pubblici, abitazioni e
altre funzioni. Tuttavia, nel 2026 il piano – noto anche come MoLeCoLa – è stato definitivamente
abbandonato a seguito del ritiro dell’investitore principale, evidenziando, così, le criticitĂ
economiche e operative. Questo passaggio segna un punto di discontinuitĂ importante che
mantiene aperta una fase di incertezza sulle modalitĂ di sviluppo future.
Più a sud, lo Scalo Farini costituisce un’altra grande area in trasformazione, inserita in un asse
urbano che connette Porta Nuova con Bovisa e, piĂą a nord, con il sistema MIND e Cascina
Merlata. Il progetto di riqualificazione prevede un mix di funzioni residenziali, direzionali e spazi
verdi pubblici, contribuendo a ridefinire profondamente la struttura urbana di questo settore. Ma in
che modo e in quale proporzione aumenteranno le dotazioni a verde per i cittadini, o il
superamento delle barriere infrastrutturali che caratterizzano l’area, riallacciando aree
storicamente disconnesse?
A queste operazioni di grande scala si affiancano interventi puntuali, come la realizzazione di
nuove residenze universitarie nell’area della Bovisa, legate alla presenza del Politecnico, che rafforzano la presenza studentesca con effetti diretti sulla domanda di servizi, sulla composizione
sociale e sulle dinamiche economiche locali.
Parallelamente, nelle aree limitrofe allo Scalo si osservano trasformazioni piĂą rapide e diffuse:
riconversioni di spazi industriali a funzioni culturali, artistiche o ricettive, nate sulla scia di una
riqualificazione attesa. Cambi d’uso rilevanti erano già avvenuti poco lontano, nel decennio scorso,
ad esempio nel quadrante di Dergano, qui in parte secondo dinamiche piĂą locali e guidate dal
decisore pubblico.
Struttura urbana, spazio pubblico e socialitĂ
Nonostante l’intensità delle trasformazioni in corso, la struttura urbana attuale presenta alcune
criticità da non trascurare. Il territorio è caratterizzato da una forte prevalenza di superfici
impermeabili: suoli in asfalto e parcheggi – regolamentari e non – contribuiscono a ridurre la
qualità ambientale e ad accentuare fenomeni critici per la salute, come l’“isola di calore”. La
mobilità è ancora fortemente orientata all’uso dell’automobile, mentre le infrastrutture ciclopedonali
risultano discontinue o insufficienti. L’accessibilità , dunque, in particolare per le fasce più giovani o
fragili della popolazione, risulta critica, poiché lo spazio pubblico è conteso tra diverse modalità di
utilizzo – tra auto e pedoni, tra pedoni e ciclisti. Allo stesso tempo, i servizi e gli spazi collettivi, pur
presenti, sono poco o mal connessi tra loro, a causa di una struttura dello spazio e dei servizi
pubblici poco leggibile e frammentata.
L’aumento delle temperature, la ridotta permeabilità dei suoli e la scarsità di spazi pubblici
adeguati incidono sulle condizioni di vita quotidiana e sulla possibilitĂ di utilizzare lo spazio urbano
in modo diffuso e inclusivo: questioni spaziali che si intrecciano con quelle sociali. E osservare le
strade, le piazze e i giardini dei quartieri consente di leggere concretamente questo intreccio. Le
aree disponibili sono infatti soggette a un uso intensivo e diversificato. Durante il giorno, molti spazi
ospitano una presenza diffusa e multiculturale: famiglie, bambini e giovani che ne fanno luoghi di
socialità quotidiana. In diverse fasce orarie gli spazi sono utilizzati da altre fasce d’età ,
mostrandone la flessibilità e la complementarità . In alcuni casi, soprattutto nelle ore serali, l’uso
diviene piĂą esclusivo o improprio, generando, in qualche caso, contese e conflitti. Queste
dinamiche non possono essere ridotte a una semplice questione di ordine pubblico o di
composizione sociale. Piuttosto, evidenziano, da un lato, pragmaticamente, una carenza
strutturale di spazi adeguati, capaci di accogliere usi diversi; dall’altro, culturalmente, la necessitĂ
di ampliare le azioni sociali, pedagogiche ed economiche, che sfidano la societĂ e le
amministrazioni contemporanee.
Pratiche dal basso e capacitĂ adattiva del territorio
Parallelamente ai processi di trasformazione istituzionale (top-down), il territorio è attraversato da
un sistema diffuso di pratiche e iniziative locali (bottom-up). Associazioni, gruppi informali e reti di
prossimitĂ contribuiscono in modo continuo e valoriale alla costruzione di attivitĂ culturali, sociali e
di cura dello spazio. Si tratta di un attivismo diffuso che svolge un ruolo fondamentale nel
mantenere viva la dimensione relazionale del quartiere, sempre piĂą riconosciuta e supportata
dall’attore pubblico, in particolare a livello locale.
All’interno di questo contesto si collocano anche esperienze come il percorso “Spazio e
Cambiamento”, promosso nell’ambito del laboratorio territoriale IFe Civic Lab, che riunisce
rappresentanti locali, ricercatori e cittadini. L’iniziativa, realizzata nel corso del 2025, sistematizza e
rende leggibili le molteplici istanze emergenti dal territorio, raccogliendo contributi, percezioni e
proposte dei cittadini in una mappatura pubblica, condivisa anche con l’amministrazione comunale.
Il progetto rappresenta un tentativo, ancora in corso, di costruire un’interfaccia tra pratiche diffuse
e processi di pianificazione.
Questo esempio vuole mettere in evidenza come sia cruciale lavorare all’integrazione tra i diversi
livelli ai quali opera la trasformazione della cittĂ . Le grandi operazioni che definiscono la struttura
futura del territorio spesso faticano a incorporare pienamente le dinamiche locali e le forme d’uso
quotidiano dello spazio. Al tempo stesso, le pratiche dal basso, pur diffuse e rilevanti, raramente
riescono a incidere in modo strutturale sui processi decisionali. La rigenerazione urbana non può
allora essere intesa esclusivamente come un processo tecnico o formale: rappresenta uno
strumento per affrontare questioni piĂą ampie, legate alla sostenibilitĂ ambientale, alla qualitĂ della
vita e alla convivenza sociale. E il potenziamento dello spazio pubblico, l’incremento
dell’accessibilità e la costruzione di contesti di interazione, vale a dire la creazione di
un’infrastruttura pubblica, diventano centrali per orientare le trasformazioni urbane di ogni scala,
pubbliche o private.
Conclusione
Dergano e Bovisa si trovano oggi in una fase di passaggio, in cui trasformazioni strutturali e
dinamiche locali convivono senza essere ancora pienamente integrate. La sfida consiste nel
costruire una relazione piĂą efficace tra questi livelli, riconoscendo il valore delle pratiche esistenti e
traducendolo in scelte progettuali e politiche coerenti. In questa prospettiva, l’urbanistica e le
politiche urbane possono essere strumenti che accompagnano processi di transizione, in cui
dimensione ecologica, sociale e culturale si intrecciano. La qualitĂ del futuro di questo territorio
dipenderĂ dalla capacitĂ di mettere in relazione queste dimensioni, trasformando la complessitĂ
esistente in una risorsa progettuale.
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